Nelle ultime settimane è scoppiato uno scandalo fra Europa e America che ha visto protagonisti il presidente Trump, l’amministratore delegato di Facebook Zuckerberg e la Cambridge Analytica. Il tutto è sfociato dal momento che due riviste importanti come Observer e New York Times hanno portato alla luce che la società politica inglese avrebbe utilizzato, senza alcuna legale autorizzazione, una massa enorme di dati degli utenti prelevandoli dal social network. Dati che, tra l’altro, avrebbe trafugato per tutti i due anni precedenti alle elezioni, cioè dal 2014.

Chi è la Cambridge Analytica

La Cambridge Analytica è una società di analisi di dati britannica conosciuta per aver seguito la campagna presidenziale di Trump nel 2016. La società, che si trova oggi al centro di un’inchiesta governativa e di fronte a una causa con Facebook, aveva iniziato la sua attività con la SCL Group. Quest’ultimo è un provider attivo da 25 anni che dichiara oggi di lavorare in tanti settori differenti, fra cui anche la politica. La società si occupa di fornire indagini di mercato sui consumatori, di realizzare pubblicità e fornire altri servizi, relativi ai dati delle persone, sia in ambito aziendale che politico.

Sul portale non si dicono i clienti della società, ma solo il settore in generale. Indiscrezioni, tuttavia, dicono che la società abbia seguito la campagna del presidente del Kenya Uhuru Kenyatta nel 2013, nel 2017 (elezioni molto discusse) e quella di Donald Trump nel 2016.

Il cuore della questione

Le testimonianze di varie aziende parlano di un Ceo della CA, Alexander Nix, che è andato vantandosi dell’efficacia dei servizi grazie a una “salsa segreta” per influenzarli nelle loro scelte. In pronta risposta il team di Trump ha dichiarato di non aver usato i dati della Cambridge Analytica, basandosi invece su altre statistiche. Il cuore della questione, a parte l’elezione, è la diffusione, anzi la compravendita, dei dati degli utenti da Fb che è considerata illegale.

Gli utenti per poter accedere all’app Thisisyourdigitallife con le credenziali di Fb, si sono trovati ad accettare di cedere i dati all’app. La regola di servizio di Fb però vieta la compravendita di dati fra l’app e la società di consulenza. Altre indiscrezioni dicono che Facebook era a conoscenza di questo “spaccio di dati”, ma che non avrebbe fatto nulla. Quest’ultimo punto non è stato fino a oggi mai confermato dall’amministratore delegato del social, ma negli ultimi giorni le sue scuse pubbliche ai suoi utenti hanno comunque fatto clamore. Nel frattempo le quotazioni in borsa del social sono crollate.

Conclusione: la lezione per il cittadino

Anche se le elezioni ormai sono quello che sono e se la questione se la giocheranno queste grandi società, alle persone normali non resta che riflettere sull’utilizzo del web e sui siti affidabili con cui interagire. Mai dare i propri dati personali, a meno che non si tratti di portali sicuri. Nel mondo dei giochi e dell’intrattenimento ludico, per esempio, anche a fronte di bonus gratuiti e slot vlt gratis, affidarsi solo a siti con il marchio AAMS, che significa che sono sotto controllo dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, quindi legali e sicuri.