Internet oggi offre sicuramente un grande potere di divulgazione e fruizione di notizie, ma come è regolamentata la rete per quanto riguarda il diritto alla privacy del cittadino? E’ infatti proprio grazie all’enorme facilità con cui ogni utente può visualizzare il vissuto altrui, che scaturisce un problema in termini di danno alla reputazione, sia a livello personale, ma anche e soprattutto a livello lavorativo.

Questo accade perché al giorno d’oggi, basta digitalizzare un nome e cognome di una persona, per verificare immediatamente se questa sia stata coinvolta in episodi poco piacevoli.

Basti pensare ai casi di Revenge Porn, dove la vittima (quasi esclusivamente donna), vede divulgati in rete a sua insaputa contenuti video e immagini a sfondo ‘hot’ che la riguardano. Il Revenge Porn purtroppo, porta spesso la vittima a togliersi la vita, ed è per questo che il diritto alla privacy su internet è diventato un tema centrale. Ma come ci spiegano gli esperti della Cyber Lex (società che raggruppa avvocati e tecnici informatici al servizio del cittadino che vuole tutelare la propria privacy), oggi gli strumenti legislativi per contrastare questo genere di reati ci sono. Come il nuovo Regolamento europeo GDPR 2018 (UE) 2016/67, che offre finalmente strumenti legislativi in grado di tutelare il cittadino ed aiutarlo a proteggere la propria privacy e la propria reputazione.

Inoltre, la Commissione di Giustizia potrebbe introdurre nel codice penale il nuovo art. 612-ter c.p. il cui testo di proposta di Legge si rivolge in modo diretto proprio al sopracitato reato di Revenge Porn. Cyber Lex, cosa dichiara questo articolo? “Questo articolo dichiara che ‘È punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque pubblica nella rete internet, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video privati, comunque acquisiti o detenuti, realizzati in circostanze intime e contenenti immagini sessualmente esplicite, con conseguente diffusione di dati sensibili, con l’intento di causare un danno morale alla persona interessata. La pena è aumentata della metà se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa’”. Cosa consigliate al cittadino che desidera avvalersi del GDPR 2018 ed eliminare dal web i propri dati lesivi dell’immagine e dell’onore? “Se non si è esperti in Diritto all’Oblio, è sempre consigliabile proporre il proprio caso specifico a un avvocato esperto in diritti della Privacy che, con i giusti strumenti legislativi e tecnici, è certamente in grado di risolvere la vostra situazione”.