Entra in vigore la sentenza del Tribunale di Milano di dicembre 2017 che ha dato il via al riesame delle domande respinte dall’INPS: anche le mamme straniere potranno quindi usufruire del Bonus da 800 euro.

Il bonus mamma, erogato dall’INPS, è un’agevolazione che permette alla donna in gravidanza di avere un sostegno economico per analisi diagnostiche e per prodotti per il neonato. Questa istanza si affianca ad altri bonus come il voucher baby sitter 2018, il bonus bebé (che per quest’anno però è ancora in attesa di approvazione), il bonus mamma domani, il bonus asilo nido 2018.

Il Tribunale di Milano ha imposto all’INPS di aprire anche alle mamme straniere il Bonus Mamma (istituito dalla legge di stabilità dello scorso anno dal governo Renzi-Gentiloni). Le straniere dovranno soggiornare regolarmente, ma potranno anche non avere un permesso di soggiorno a lungo periodo. L’INPS ha quindi ufficialmente il dovere di garantire anche a queste donne il premio di 800 euro al settimo mese di gravidanza, al momento del parto oppure in caso di adozione di un bambino. La cifra è fissa e una tantum e non dipende dal reddito.

L’estensione di questo beneficio assistenziale, chiamato anche premio alla nascita, si estende quindi a ogni futura madre presente in Italia regolarmente. Questo a patto, ovviamente, che la domanda sia avanzata correttamente e con condizioni giuridico fatturali previste dalla legge. Per l’estensione di questo bonus è stato quindi formulato un nuovo modello di istanza e i moduli già arrivati in precedenza e respinti saranno riesaminati, su istanza della richiedente a chi di competenza nel suo territorio.

L’INPS deve ritornare sui suoi passi

L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) e le due ONLUS Avvocati per Niente e Fondazione Piccini hanno vinto la contesa con l’INPS che si trova costretto alla revoca delle circolari e a pubblicare un aggiornamento sul suo sito in cui dà notizia dell’estensione del beneficio del bonus mamma anche alle straniere. Secondo il Tribunale, la legge che ha approvato il premio non dava, infatti, alcun potere all’INPS di restringere i beneficiari, nemmeno le mamme straniere senza permesso di soggiorno di lungo periodo. Una presa di potere inopportuna, quindi, che l’INPS deve subito moderare per adeguarsi alle nuove disposizioni.

Questo ente ha dichiarato che da febbraio sta comunque pagando tutte le mamme, indipendentemente dal permesso di soggiorno, rispettando la sentenza che ha dichiarato illegittima l’esclusione poiché discriminatoria, lo sta facendo però con riserva.

Pagamento, ma con riserva

Donne che fino ad un mese fa sarebbero state respinte perché senza i requisiti, oggi, dopo la sentenza, sono state pagate “con riserva” (così la definizione INPS). La situazione resta aperta ad eventuali sviluppi futuri. Potrebbe essere, infatti, che l’INPS decida di proseguire nel giudizio e rivalersi sulle stesse. Le mamme che hanno ricevuto quindi il bonus mamma con riserva potrebbero non restare tranquille per anni, fino a quando almeno la Cassazione non avrà chiuso definitivamente il discorso.

Le suddette associazioni, uscite vincitrici in tribunale in prima sentenza contro l’INPS, hanno definito  tale situazione come “paradossale”, perché annullerebbe lo scopo stesso del Bonus mamma che sarebbe quello di dare maggiore sicurezza e serenità alle future madri in vista del lieto evento. Con una simile riserva, inoltre, ogni singola mamma avrebbe titolo di fare un proprio ricorso, operando al di fuori della causa collettiva: un moltiplicarsi di giudizi individuali a spese di un interesse invece collettivo.

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